In ricordo di Alberto Garutti


Ricordo che dopo aver seguito le varie presentazioni dei Corsi di Pittura dell’Accademia di Bologna, quella di Garutti mi aveva totalmente catturato. Era il 1990. Gli scrissi subito una lettera, di cui

purtroppo non conservo copia. La lettera era anonima, per correttezza, perché se da una parte ero molto critica su certi atteggiamenti, dall’altra elogiavo l’approccio e la modalità da lui scelta. Quindi ho lasciato l’anonimato. La lettera l’ha ricevuta e l’ha letta anche in aula e ricordo bene che apprezzò il fatto che non fosse firmata. Era giusto così per i sui contenuti.
Non avevo molto denaro all’epoca e vivevo con lavoro precario. Ma tutti i miei guadagni finivano lì, perché la priorità era l’opera, il lavoro, lo studio, visitare i Musei, le Mostre, studiare. Così avevo
appreso come l’artista se vuole percorrere questa strada e se ci crede, deve sacrificarsi, su tutto, su tutti i fronti. Mangiavo meno ma non mi perdevo una mostra importante. Ricordo che visitai Documenta
del 1990, la mia prima Documenta, in condizioni disastrose. In treno viaggiando di notte e risparmiando due notti in ostello. E’ l’insegnamento che ho ricevuto da lui. Solo due anni prima non avrei mai fatto nulla del genere. Nessuno me lo aveva insegnato.
Quando ho iniziato il corso con Garutti non provenivo dal liceo ma da un percorso di laurea appena concluso. “La mia formazione” si aspettava che in Accademia si imparasse a dipingere e disegnare.
Quando ho scoperto che quello dovevo impararlo eventualmente da sola e che qualcuno mi insegnava a pensare ne fui felice.
Mi ha insegnato ad imparare prima di tutto. E non smettere mai di farlo. Ho imparato ad avere un approccio consapevole verso l’arte, che, nel caso non avessi incontrato lui, non avrei mai potuto
avere. Di questo ne sono pressoché certa. Mi ha insegnato a conoscere l’arte e gli artisti, mi ha dato il via e… poi se vuoi il mondo è lì, te lo devi saper prendere. E visto che le capacità le hai se vuoi puoi fare da sola.

Grazie Alberto.

Adriana Torregrossa 

Questi pensieri sono liberamente tratti, e rielaborati per questa occasione, da un’intervista che ho rilasciato a Davide Ballario per una tesi di laurea del 2017, il cui contenuto non è ancora pubblico.