Cantiere - fallimento autosabotaggio corporazioni

15 novembre 2025 dalle ore 16

Rebecca Agnes / Karin Andersen  / Philippa Armstrong / Alex Barracato / Bubbas Brigada / Nicola Bruschi / Giovanna Caimmi / Maria Grazia Cicerone / Silvia Cini / Cuoghi & Corsello / Mattia Dattolo / Dragoni Russo / Emilio Fantin / Francesco Finotti / Francesca Ferri / Penzo e Fiore / Carolina Gelardi / Gino Gianuizzi / Daniele Gasparinetti / Marina Gasparini / Gabriele Lamberti / Letizia Landi / Joey KoKa / Ferdinando Mazzitelli / Giancarlo Norese / Manuela Orlandi / Lisa Parola / Stefano W. Pasquini / Chiara Pergola / Fabiano Petricone / Rossella Piergallini / Premiata Ditta / Anteo Radovan / Lorenza Ravaglia / Susanna Ravelli / Andrea Renzini / Beatrice Ricci / Alessandro Rivola / Fabrizio Rivola / Martina Roberts / Camilla Sanguinetti / Simoncini Tangi / Paola Sabatti Bassini / Daniela Spagna Musso / Sofia Spinabelli / Petar Stanovic / Irene Tabai / Adriana Torregrossa / Angela Tragni / Ilaria Venturini


A cura di Annalisa Cattani

Novella Guerra, via Bergullo 15, Imola (BO)

fino al 13 febbraio 2026 (ingresso su prenotazione 335 6648415)

Al via la terza edizione di "Cantiere", evento a Novella Guerra all’insegna delle parole chiave fallimento, autosabotaggio, corporazioni.

Come nei precedenti incontri tutto si svolgerà in modo informale; ci saranno almeno due momenti performativi musicali e ci si potrà confrontare con una tavola rotonda sui temi centrali.

https://www.facebook.com/reel/861915546305857


Una linea più buia - Stefano Pasquini

 

Sabato, per Art City White Night, inauguro "Una linea più buia", personale al Museo Ebraico di Bologna a cura di Gabriele Tosi, in via Valdonica 1/5, dalle 21 alle 24. Ti aspetto!









8 febbraio 2025

Sono appena rientrato dalla visita alla mostra di Stefano al Museo Ebraico. 

 La mostra si chiama Una linea più buia, e muoversi tra le sale della collezione permanente per cercare le sue opere è stato come seguire un filo sottile e silenzioso.

Appena entrato, sulla destra, ho trovato un tavolo di legno. Sopra c’erano sette libri d'artista, alcuni finiti e altri lasciati a metà, che coprono un arco di tempo dal 1990 ad oggi. Sotto i libri, una stampa su TNT. 

Mi sono poi spostato verso il tavolo frontale e ho visto le lettere che Stefano appena quattordicenne scrisse a Primo Levi nel 1984, e le risposte originali dello scrittore. Le buste sono lì, con i francobolli e l'indirizzo scritto a macchina o a mano. Accanto alla corrispondenza, una scultura in poliuretano espanso bianco, intitolata Sevèrine, finished. Ha una superficie irregolare, quasi butterata, con colature di vernice spray che sembrano fermate nel tempo. D'altronde Stefano ama le imperfezioni nell'arte e le colature, perché trova "nella casualità proprio le letture della nostra vita".

Proseguendo, in una bacheca di vetro ho notato un piccolo blocco di gesso bianco, un cubetto di circa otto centimetri. Si intitola Forgive me (US1104). Sulle facce del gesso la scritta è tracciata in inchiostro nero, semplice e diretta.

Alzando lo sguardo, pende una grande bandiera di stoffa con sopra una frase cucita che pare un monito, quasi una domanda rivolta a chi passa: Do you cry often?

Nell’ultima sala un altro tavolo di legno. Questa volta c’è un libro d’artista non finito e una grande stampa fotografica sulla carta che si usa per i manifesti stradali. L’immagine ritrae un dettaglio ravvicinato di una scultura di Levi.

Sono uscito dal museo con la sensazione di aver sfogliato un archivio privato, fatto di carta ingiallita, gesso e plastica, in attesa che la White Night bolognese fuori riprendesse il suo rumore.

Gigi

Sabrina Mezzaqui vince il BPER Price

Sabrina Mezzaqui, Lettere (from Hannah Arendt, Martin Heidegger “Lettere 1925-1975”), 44,5×31,5 cm, 2010 (Galleria Massimo Minini, A15)
















"Lettere" (2010), opera di Sabrina Mezzaqui (artista presentata dalla Galleria Massimo Minini), vince la seconda edizione del BPER Prize, promosso in occasione di Arte Fiera Bologna (dal 7 al 9 febbraio presso gli spazi di Bologna Fiere), di cui BPER Banca è main partner per il prossimo triennio. si veda qui il comunicato stampa dell'annuncio della Galleria BPER Banca.
L’opera vincitrice del premio si inserisce nell’ambito del progetto espositivo di Sabrina Mezzaqui “I quaderni di Hannah Arendt”, a cura di Manuela Valentini e promossa dal CDD – Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne, presentato dal 6 al 14 febbraio presso l’Archivio di Storia delle Donne, in occasione di Art City Bologna 2025.

Io, mostro. Conforme/difforme misure di realtà nella pratica espositiva

SABATO 8 FEBBRAIO, ORE 12

Quartiere Fieristico di Bologna, Padiglioni 25 e 26 - Ingresso Costituzione

Parteciperanno l'autrice, Mario Lupano (storico e critico dell'architettura contemporanea) e Luca Lo Pinto (Direttore Artistico MACRO)
Link dell'evento:
https://www.artefiera.it/public-program/book-talk/io-mostro-conformedifforme-misure-di-realta-nella-pratica-espositiva/12545.html?FROM=site

Link al volume:
https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222312781





SINOSSI:

Nel panorama contemporaneo l’azione espositiva può essere interpretata come un processo che non si limita a mettere a disposizione opere o nozioni, ma permette di scoprire, smascherare, disvelare ciò che sta al di là dell’evidenza di scenari architettati ad arte; non un dato tecnico, quindi, ma un linguaggio utilizzato come codice autonomo, strumento critico autorevole per alimentare e al tempo stesso sfatare i “miti moderni” messi alla prova dalle contraddizioni del presente. Questo libro, testimonianza per prima cosa di un metodo didattico fatto di prove, di movimenti esplorativi e soprattutto di persone, scompone e ricompone le funzioni assegnate alle pratiche espositive in anni di veloci trasformazioni culturali e tecnologiche e si misura con le ragioni, le implicazioni e le contraddizioni che, a partire dall’inizio del nuovo millennio, ne hanno moltiplicato l’uso e la presenza. Le riflessioni che lo compongono sono il risultato di esperienze piuttosto che di teorie, dove i temi si sviluppano secondo un percorso non lineare, condizionato dalle urgenze del presente e dal confronto continuo con gli studenti della Scuola di Specializzazione in Beni Storico-Artistici dell’Università di Bologna. Ne risulta un recueil di testi nomadi, suscettibili di continuazione e di seguito, dove l’atto espositivo è inteso come espressione critica del tempo che lo produce. Non una storia del mostrare, dunque, né tanto meno un regesto delle mostre più rappresentative ma una sorta di “arcipelago concettuale”, un orientamento, o ancora un collage i cui elementi sono collegati gli uni agli altri dal potere prensile dell’attualità e dei suoi miti fluttuanti. Un lavoro rigoroso quanto stravagante, al di fuori di un ordine prefissato dalla consuetudine o dalla norma accademica, volutamente incompleto, o meglio non finito, per innescare dibattiti, provocare riflessioni alternative, esigere una continuazione.




Accomodati, Giacomo

 


Cavana Stories ricorda James Joyce 

a 120 anni dal suo arrivo a Trieste

domenica 20 ottobre 2024


A cura di Massimiliano Schiozzi

via della Pescheria, via San Rocco, via del Sale, via dei Capitelli, Trieste


Accomodati, Giacomo è una festa per celebrare il 120° anniversario dell'arrivo di James Joyce e Nora Barnacle a Trieste, il 20 ottobre 1904.

L'evento, realizzato in coorganizzazione con il Comune di Trieste, è inserito nell'ambito della rassegna Cavana Stories – giunta alla sesta edizione che l'associazione Cizerouno realizza da alcuni anni grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale attività produttive e turismo – e che ha tra i suoi fiori all'occhiello i tour serali condotti da Francesca Pitacco alla scoperta della Cavana notturna, che solo quest'anno hanno visto la partecipazione di oltre 400 persone.

Continuando la valorizzazione dei patrimoni culturali e di memorie di Cavana in un'ottica di turismo culturale "lento" ed esperenziale, Accomodati, Giacomo proporrà una serie di iniziative in vari spazi del quartiere ispirandosi sia agli anni di Joyce, e alle sue frequentazioni di bettole e bordelli, per arrivare fino ad anni più recenti della storia di Cavana. 

Si inizia alle ore 17 con You are a star, ragazza di Cavan in via della Pescheria, con la performance di Aurora Chiari (Milano, 1974) e Antonella Zilli (Udine, 1990) che realizzeranno un intervento di decorazione pubblica effimera. La via diventa una Walk of fame in cui, se nella città degli angeli le stelle in marmo ricordano gli indimenticabili attori e attrici di Hollywood, al centro di via della Pescheria si celebrano i nomi d’arte delle più iconiche prostitute della Cavana del Novecento, il cui ricordo vive ancora oggi nella memoria popolare del quartiere di Cittavecchia.

Alle ore 18, l'installazione del duo Dragoni-Russo (Brescia 1968, Bologna 1970) Accomodati, Giacomo trasforma il Cavò, lo spazio espositivo in via San Rocco, in un ambiente di luci, trame, ombre e ricami che darà simbolicamente il benvenuto a “Giacomo”, citando sia le innumerevoli stanze in affitto che James e Nora ebbero a Trieste, sia le atmosfere crepuscolari delle case chiuse che Joyce frequentò e che fanno parte della storia della città. Come ricordano Dragoni-Russo: “Il progetto ha preso vita attraverso dei racconti che alcuni amici triestini ci hanno offerto, nei quali traspariva un grande amore per la città, in ogni sua sfaccettatura. L’idea che abbiamo maturato intendeva mettere in luce alcune figure femminili che sono state l’anima celata e vera della Cavana novecentesca”.

L'installazione sarà visibile attraverso le vetrine del Cavò tutte le notti fino al 3 novembre 2024.

Infine, passeggiando per i vicoli di Cavana illuminati dalle luci di Doublin’, alle ore 20 l’ingresso della Casa della musica ci accoglierà tra immagini d’epoca e luci rosse. I suoni di Nora, il sound design in cui Michael Petronio/ BTaste (1987) fonderà suoni e rumori per un’esperienza completa e sinestetica ispirata al tema dell’attesa. L’attesa di Nora Barnacle davanti alla stazione di Trieste di quel 20 ottobre 1904 mentre “Giacomo” Joyce si era perso tra i fumi della Cittavecchia, le infinite attese che hanno popolato gli ambienti della Casa della musica quando era una delle più famose case chiuse della città.  



Cantiere

 


Cantiere - fallimento autosabotaggio corporazioni

29 settembre 2024 ore 16

Agnes / Andersen  / Contin / Di Dio / Dragoni Russo / Facco / Fantin / Finotti / Fontana / Galegati / Gasparinetti / Gasparini / Giambi / Penzo e Fiore / Mazzitelli / Norese / Pergola / Pasquini / Piergallini / Radovan / Ravelli / Renzi / Renzini / Rivola - Stanovic / Simoncini Tangi / Spagna Musso / Tassinari / Torregrossa / Zanetti

A cura di Annalisa Cattani

Novella Guerra, via Bergullo 15, Imola (BO)

fino al 13 ottobre 2024 (ingresso su prenotazione 335 6648415)

"Cantiere" è un work in progress all'interno della casa in ristrutturazione, che sarà riabitata da alcune opere ma soprattutto da un gruppo in crescendo, sempre più attivo in questa realtà che propone arte, incontri e ricerca all'insegna della familiarità e di un'avanguardia condivisa e costantemente messa in discussione.

In ricordo di Alberto Garutti


Ricordo che dopo aver seguito le varie presentazioni dei Corsi di Pittura dell’Accademia di Bologna, quella di Garutti mi aveva totalmente catturato. Era il 1990. Gli scrissi subito una lettera, di cui

purtroppo non conservo copia. La lettera era anonima, per correttezza, perché se da una parte ero molto critica su certi atteggiamenti, dall’altra elogiavo l’approccio e la modalità da lui scelta. Quindi ho lasciato l’anonimato. La lettera l’ha ricevuta e l’ha letta anche in aula e ricordo bene che apprezzò il fatto che non fosse firmata. Era giusto così per i sui contenuti.
Non avevo molto denaro all’epoca e vivevo con lavoro precario. Ma tutti i miei guadagni finivano lì, perché la priorità era l’opera, il lavoro, lo studio, visitare i Musei, le Mostre, studiare. Così avevo
appreso come l’artista se vuole percorrere questa strada e se ci crede, deve sacrificarsi, su tutto, su tutti i fronti. Mangiavo meno ma non mi perdevo una mostra importante. Ricordo che visitai Documenta
del 1990, la mia prima Documenta, in condizioni disastrose. In treno viaggiando di notte e risparmiando due notti in ostello. E’ l’insegnamento che ho ricevuto da lui. Solo due anni prima non avrei mai fatto nulla del genere. Nessuno me lo aveva insegnato.
Quando ho iniziato il corso con Garutti non provenivo dal liceo ma da un percorso di laurea appena concluso. “La mia formazione” si aspettava che in Accademia si imparasse a dipingere e disegnare.
Quando ho scoperto che quello dovevo impararlo eventualmente da sola e che qualcuno mi insegnava a pensare ne fui felice.
Mi ha insegnato ad imparare prima di tutto. E non smettere mai di farlo. Ho imparato ad avere un approccio consapevole verso l’arte, che, nel caso non avessi incontrato lui, non avrei mai potuto
avere. Di questo ne sono pressoché certa. Mi ha insegnato a conoscere l’arte e gli artisti, mi ha dato il via e… poi se vuoi il mondo è lì, te lo devi saper prendere. E visto che le capacità le hai se vuoi puoi fare da sola.

Grazie Alberto.

Adriana Torregrossa 

Questi pensieri sono liberamente tratti, e rielaborati per questa occasione, da un’intervista che ho rilasciato a Davide Ballario per una tesi di laurea del 2017, il cui contenuto non è ancora pubblico.