Una linea più buia - Stefano Pasquini

 

Sabato, per Art City White Night, inauguro "Una linea più buia", personale al Museo Ebraico di Bologna a cura di Gabriele Tosi, in via Valdonica 1/5, dalle 21 alle 24. Ti aspetto!









8 febbraio 2025

Sono appena rientrato dalla visita alla mostra di Stefano al Museo Ebraico. 

 La mostra si chiama Una linea più buia, e muoversi tra le sale della collezione permanente per cercare le sue opere è stato come seguire un filo sottile e silenzioso.

Appena entrato, sulla destra, ho trovato un tavolo di legno. Sopra c’erano sette libri d'artista, alcuni finiti e altri lasciati a metà, che coprono un arco di tempo dal 1990 ad oggi. Sotto i libri, una stampa su TNT. 

Mi sono poi spostato verso il tavolo frontale e ho visto le lettere che Stefano appena quattordicenne scrisse a Primo Levi nel 1984, e le risposte originali dello scrittore. Le buste sono lì, con i francobolli e l'indirizzo scritto a macchina o a mano. Accanto alla corrispondenza, una scultura in poliuretano espanso bianco, intitolata Sevèrine, finished. Ha una superficie irregolare, quasi butterata, con colature di vernice spray che sembrano fermate nel tempo. D'altronde Stefano ama le imperfezioni nell'arte e le colature, perché trova "nella casualità proprio le letture della nostra vita".

Proseguendo, in una bacheca di vetro ho notato un piccolo blocco di gesso bianco, un cubetto di circa otto centimetri. Si intitola Forgive me (US1104). Sulle facce del gesso la scritta è tracciata in inchiostro nero, semplice e diretta.

Alzando lo sguardo, pende una grande bandiera di stoffa con sopra una frase cucita che pare un monito, quasi una domanda rivolta a chi passa: Do you cry often?

Nell’ultima sala un altro tavolo di legno. Questa volta c’è un libro d’artista non finito e una grande stampa fotografica sulla carta che si usa per i manifesti stradali. L’immagine ritrae un dettaglio ravvicinato di una scultura di Levi.

Sono uscito dal museo con la sensazione di aver sfogliato un archivio privato, fatto di carta ingiallita, gesso e plastica, in attesa che la White Night bolognese fuori riprendesse il suo rumore.

Gigi